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	<title>il Blog di Daniele Barbieri &#38; altr*</title>
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	<description>&#34;Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo&#34; (Marge Piercy)</description>
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		<title>Senza nome</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 23:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DB</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti del Sabato]]></category>
		<category><![CDATA[domande]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Seragnoli]]></category>
		<category><![CDATA[formiche]]></category>
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		<description><![CDATA[di Federico Seragnoli    (federicoseragnoli@gmail.com) &#8220;[…] Tu ignori questo male che s&#8217;apprende in noi. Tu vivi i tuoi giorni modesti, tutta beata nelle tue faccende. Mi piaci. Penso che leggendo questi miei versi tuoi, non mi comprenderesti, ed a me piace chi non mi comprende. Ed io non voglio più essere io! Non più l&#8217;esteta gelido, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7237&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Federico Seragnoli</strong>    (federicoseragnoli@gmail.com)</p>
<p>&#8220;[…] Tu ignori questo male che s&#8217;apprende<br />
in noi. Tu vivi i tuoi giorni modesti,<br />
tutta beata nelle tue faccende.<br />
Mi piaci. Penso che leggendo questi<br />
miei versi tuoi, non mi comprenderesti,<br />
ed a me piace chi non mi comprende.<br />
Ed io non voglio più essere io!<br />
Non più l&#8217;esteta gelido, il sofista,<br />
ma vivere nel tuo borgo natio<br />
ma vivere alla piccola conquista<br />
mercanteggiando placido, in oblio<br />
come tuo padre, come il farmacista&#8230;<br />
Ed io non voglio più essere io!&#8221;<br />
<strong>Guido Gozzano</strong>, “<em>Signorina Felicita</em>”</p>
<p>Succede alle volte di dimenticarsi qualcosa che ci fa bene o ci rende felici: in generale<span id="more-7237"></span> qualcosa di bello e di buono per noi. Ad un certo punto, presa coscienza di questo vuoto, ci si ritrova in un limbo nel quale saggiamo quel presentimento positivo senza però riuscire a ricondurlo all’ originale causa efficiente. Quando ci riusciamo, infine, ci sorprendiamo della nostra ingenuità e, ridendo, tiriamo un sospiro di sollievo.<br />
Questa fu appunto la sensazione che provò Anna quando si risvegliò. Quello era un giorno speciale, da acquolina in bocca. Catapultatasi giù dal letto si precipitò in soggiorno.<br />
Eccola qua, finalmente! Buon giorno principessa! Stavo giusto per venire di là a tirarti via le coperte!<br />
Volevi tirarmi via le coperte!? Te lo faccio vedere io!<br />
Anna saltò addosso al padre e cominciò a dargli pugni giocosi sulla pancia florida.<br />
-   Ahia! Si anch’ io sono felice di vederti! Calmati adesso!<br />
Egli le bloccò i polsi immobilizzandola, aspettando che si calmasse.<br />
E a me niente? Vieni qui bambina mia, dai un bacio al tuo vecchio.<br />
Così dicendo il nonno girò la carrozzina verso la ragazzina che, cogliendo il gesto, prese la rincorsa e gli saltò sulle ginocchia.<br />
Ciao nonno! Viene a piovere oggi? Che dice la tua costola preferita?<br />
Oh fa piano bambina mia! Se continui cosi non ci sarà più nessuna costola cui domandare. Ma non importa, qualunque tempo faccia oggi questa è una giornata bellissima per te: buon compleanno topolina!<br />
Con uno slancio la bimba prese tra le mani la testa canuta e cominciò a coprirla di baci. Il nonno, visibilmente frastornato, cominciò così a tirarle gentilmente le orecchie. Anna improvvisamente, come se si fosse ricordata di qualcosa d’importantissimo, si divincolò dalla sua presa. Con andatura marziale raggiunse il centro della stanza. A quel punto, volgendosi al padre con sguardo attento e malizioso sentenziò:<br />
Qui manca qualcosa. Dov’è?<br />
Il padre, sorridendo bonariamente, si alzò dalla poltrona e tirò fuori di tasca un sacchetto di tela nera. – Eccolo qui. Disse.<br />
Lo aprì verso il basso e lentamente ne uscì una sfera argentea, zigrinata, della grandezza di una noce. Questa si librò nell’aria e fluttuando andò a posizionarsi a poca distanza dal viso della ragazza.<br />
Questo è il tuo, ora ne hai uno anche tu. Ti accompagnerà per il resto della vita. Usalo per qualsiasi cosa ti venga in mente, mi raccomando. Tanti auguri Anna, da oggi sei anche tu un adulto.<br />
Anna che sulle prime era così ansiosa da riuscire a stento a star ferma, si immobilizzò, in una sorta di apprensione data dalla vicinanza dell’oggetto, fluttuante ad un palmo dal suo naso. Dopo qualche istante passato nell’ispezione minuziosa della sfera, man mano che la tensione lasciava spazio al dubbio, la ragazza chiese rivolta al padre:<br />
quindi adesso io..  com’è che devo fare? Basta che chieda?<br />
Per prima cosa devi dargli un nome in modo che riconosca la tua voce quando lo chiami. Hai già qualcosa in mente?<br />
Mh.. no. Ma come deve essere? Quello è maschio o femmina?<br />
E indicò la sfera, tenendo l’indice piegato, attenta a non avvicinarlo troppo alla pallina.<br />
Oh non importa, puoi decidere tu se per te è maschio o femmina. Pensa ai nostri: il mio si chiama Argentina mentre quello del nonno si chiama Erpech. Puoi scegliere liberamente, non fa alcuna differenza.<br />
Anna cominciò a guardarsi attorno con aria pensierosa e poco dopo esclamò:<br />
Beatrice! Si chiamerà Beatrice come la mia bambola preferita, così non mi dimenticherò mai!<br />
Molto bene.<br />
Con compiaciuta soddisfazione il padre si allontanò un poco, poi cominciò a dare le prime istruzioni per il settaggio.<br />
Ora segui bene le mie istruzioni; dobbiamo far capire a Beatrice che quello è il suo nome e che lei appartiene a te. Prendilo in mano, avanti.<br />
Con riluttanza Anna prese in mano la sfera: era più leggera di quanto avesse pensato, calda e ruvida al tatto.<br />
Ora stringila tra le mani tenendole a coppa, poi dì ad alta voce il suo nome.<br />
Come le devo tenere esattamente? Mi potresti fare vedere come si fa prima?<br />
Non posso, la devi toccare solo tu altrimenti aumentiamo il rischio che il dispositivo di riconoscimento abbia problemi in futuro. Basta solo che la stringi e che dici il suo nome chiaro e forte.<br />
Preso coraggio la ragazza disse il nome: sentì una strana sensazione di pesantezza, un disagio opprimente. Anche la sfera si fece più pesante e divenne fredda.<br />
è diventata fredda, e anche più pesante..<br />
è normale, tranquilla. Significa che è stata impostata nel modo corretto. Tu come ti senti?<br />
Bene, direi. Però fa uno strano effetto. Come se avessi fatto il bagno con i vestiti e li avessi ancora tutti addosso, pesanti, fradici di acqua..<br />
È giusto così, non preoccuparti di niente. Bene! Ora che abbiamo concluso la fase di inizializzazione direi che possiamo passare alla tua prima prova. Hai presente come facciamo noi? Prova anche tu, allo stesso modo. È facile vedrai.<br />
D’accordo<br />
La ragazza si sedette tranquillamente sul pavimento caldo. Restò così, ferma e assorta per qualche minuto. Quante volte aveva pensato a quel momento: finalmente davanti a lei la possibilità di chiedere qualunque cosa, di sapere tutto di tutto. Era eccitatissima. Da cosa poteva cominciare? Non le venne in mente niente. Pensò al suo quaderno, quello con le farfalle, dove da tempo annotava tutte le domande che le venivano in mente, assegnando scrupolosamente ad ognuna numero e data, con grande gaudio del padre. Adesso che avrebbe voluto averlo lì vicino, lei che non se ne separava nemmeno andando al bagno, si accorse d’averlo lasciato in camera, sul comodino, nella foga d’inseguire quel presentimento benevolo che l’aveva accolta svegliandosi. Non ci voleva. Inutilmente Anna tentò di concentrarsi: i suoi pensieri tornavano immancabilmente al suo quaderno con le farfalle. Farfalle! Ma certo!<br />
Anna si alzò di scatto, punto dritto gli occhi alla sfera e le chiese:<br />
Come volano le farfalle?<br />
Il boccino argenteo si levò rapidamente in alto raggiungendo il centro della sala che in un attimo fu piena di farfalle multicolori svolazzanti ovunque. Queste erano riproduzioni olografiche perfettamente realistiche, tanto che quando Anna fece per acchiapparne una posata sul divano questa, percepito l’avvicinamento, volò via. Anna restò qualche momento ad ammirare il variegato sfarfallio, poi d’un tratto, riscossasi dalla meraviglia chiese rivolgendosi al padre:<br />
E adesso?<br />
Se vuoi sapere qualcos’altro ti basta fare un’altra domanda. Altrimenti puoi spegnerla dicendo: Beatrice STOP.<br />
Vediamo… Voglio vedere un formicaio di formiche rosse!<br />
Istantaneamente scomparvero tutte le farfalle. Al loro posto ora troneggiava al centro della stanza, molto più alto di Anna, un formicaio a grandezza naturale sezionato in modo che fossero visibili tutte le grandi e piccole caverne sotterranee. Anna rimase stupita. Non aveva mai immaginato che esserini così piccoli potessero creare qualcosa di tanto imponente. Che poi non era tanto strano. Anche lei e la sua famiglia, e così le famiglie dei suoi amici, vivevano tutti in case più grandi di loro, senza eccezione! Il padre la distolse dai suoi pensieri e le disse:<br />
Ora prova a non cambiare domanda. Chiedi altre cose che riguardino questo formicaio.<br />
Anna seguì il consiglio del padre:<br />
Che cosa ci fanno qui dentro?<br />
Chiese, indicando la cavernucola più vicina. Una voce rispose:<br />
Questo è il luogo in cui le formiche accumulano il cibo.<br />
E subito, accanto alla caverna, apparve una targhetta con su scritto: FUNZIONE: riserva di cibo. Allo stesso modo comparvero tante altre targhette, precisamente una per ogni caverna, ognuna indicante la funzione della stessa. Anna ne lesse alcune: FUNZIONE: ovario; FUNZIONE: crescita delle larve; FUNZIONE: deposito materiali da costruzione. Le balenò un’idea in mente.<br />
Cosa fanno le formiche di questo formicaio?<br />
Ogni individuo della popolazione svolge principalmente uno solo dei seguenti ruoli: soldato, raccoglitore, costruttore, pulitore, levatore.<br />
Replicò la voce, scandendo la lista apparsa sotto gli occhi di Anna.<br />
Ma allora sono proprio uguali a noi! – esclamò Anna – Papà hai visto? Vivono in case molto più grandi di loro, costruite da loro, ed ognuna di loro fa il suo mestiere!<br />
E’ vero! Brava Anna, buona osservazione!<br />
Il padre, tornato intanto in poltrona, si era goduto tutta la scena e ora, incoraggiando Anna a continuare, ne ammirava la velocità d’adattamento ma soprattutto la curiosità, in lui affievolita da una vita di utilizzo.<br />
Vediamo un po’… fammi vedere una formica. Più grande, ecco così basta. Allora le braccia e le gambe le ha, anche se non fatte proprio come le nostre. Poi, ha la testa, due occhi come noi… Ma le formiche hanno un cuore?<br />
A questo punto le proiezioni che si susseguivano passo passo seguendo le istruzioni e i dubbi della ragazza, si concentrarono a formare uno spaccato di formica, sul quale erano segnati tutti i nomi degli organi.<br />
Ma sì, eccolo! Papà hanno anche il cuore! La specifica dice: “il cuore è di tipo tubolare, consistente perciò di un solo vaso.”. Beh, è molto più semplice del nostro, però è pur sempre una pompa! Noi siamo uguali alle formiche! Aspetta un momento. Dove sono i polmoni?<br />
Le formiche non possiedono polmoni – cantilenò la voce – esse respirano attraverso fori che hanno sul carapace.<br />
Anna ci pensò un po’ su, infine disse:<br />
Perché il cuore nell’uomo e nella formica funziona nello stesso modo e i polmoni invece no?<br />
Il modello della formica sezionata sparì immediatamente e con grande sorpresa di Anna non apparve nulla al suo posto. Nello stesso momento si udì un tonfo sordo: la pallina argentea giaceva a terra. La ragazza fece un balzo all’indietro e lasciò andare un gridolino. Il padre, senza scomporsi, s’alzò, raccolse la pallina e la porse ad Anna.<br />
Scusami è colpa mia – disse – non ti ho detto la regola principale per l’utilizzo. È molto semplice comunque. Ascoltami bene: puoi fare qualsiasi domanda ma non devi mai usare la parola “perché”. Tutto chiaro? È un’abitudine che si perde in fretta, non preoccuparti. Oggi sei diventata adulta e gli adulti non chiedono mai il perché. Attenzione però: è diritto/dovere di ognuno informarsi, conoscere le cose, anche scendere nel dettaglio, quando serve. Con le possibilità che abbiamo oggi essere ignoranti sarebbe un vero peccato, non trovi?<br />
Hai ragione papà.<br />
Anna pensò che le domande erano talmente tante che, anche eliminando tutte quelle con la parola “perché”, non ci sarebbe stata comunque difficoltà a trovarne.<br />
Ho capito! Non usare mai quella parola ma fare tutte le altre domande. È facile.<br />
Esatto. Brava Anna, sono fiero di te.<br />
La ragazza, presa la pallina dalla mano del padre, stette un po’ a rigirarsela tra le sue. Ancora sentiva gli echi delle brutte sensazioni che le aveva causato inizialmente ma questi erano sovrastati dall’eccitazione per le potenziali possibilità racchiuse in quel minuto oggettino.<br />
Papà?<br />
Dimmi cara<br />
La mia pallina si chiama Beatrice, la tua Argentina e quella del nonno Erpech. Ma qual è il nome della pallina prima che lo decidiamo noi?<br />
Potresti chiamarla “oggetto” o “strumento”, credo che ci si capirebbe.<br />
Sì ma io intendevo un nome proprio, il suo nome.<br />
Sarebbe inutile, semplicemente non ce l’ha.<br />
E perché?<br />
Al che Anna si accorse d’aver detto la parola proibita e si tappò la bocca con entrambe le mani.<br />
Non lo faccio più, prometto!<br />
Il padre le rivolse un largo ed affettuoso sorriso.<br />
Non ti preoccupare ragazza mia. So quanto sei brava quando ti impegni. Lo farai vero?<br />
Si papà.<br />
Ottimo. Per esempio, se sei tanto interessata a come funziona Beatrice puoi fare una ricerca sul suo inventore. Potresti cominciare da lì. Che te ne pare?<br />
Ma Anna non aveva certo voglia di mettersi a pensare alla Storia il giorno del suo tredicesimo compleanno.<br />
Nonno, tu hai un suggerimento da darmi? – chiese allora cercando la sua complicità. Il vecchio, fattosi inizialmente da parte per lasciare spazio agli ologrammi, aveva seguito attentamente tutta l’iniziazione della ragazza, impassibile, rigido sulla sedia a rotelle.<br />
no, non ne ho. Mi dispiace<br />
eddai… ma come. Tu utilizzi Erpech molto di più di quanto papà utilizzi Argentina. Lui poi è solo interessato ai numeri, tu invece conosci sempre delle belle cose… eddai…<br />
Il vecchio alzò lo sguardo e per un momento i suoi occhi furono in quelli di Anna. Prima gli si annebbiarono poi, con le prime lacrime, la sua maschera di atona freddezza si ruppe e cominciò a singhiozzare sommessamente. Anna, esterrefatta, corse incontro al nonno prendendogli una mano tra le sue, piccole.<br />
Cos’hai nonno? Ti fa male da qualche parte? È ancora la schiena che non ti dà pace vero?<br />
No! Ma che schiena! Sto bene.<br />
Ma nonno tu piangi. Devi avere male da qualche parte…<br />
No, sto benissimo.<br />
Ma…<br />
Vieni via – intervenne a questo punto il padre con fare autoritario – lascia stare il nonno.<br />
Anna, confusa, passò a più riprese lo sguardo dall’uno all’altro: il padre serioso in volto, il nonno ancora scosso dai singulti. Considerata l’anomala situazione, l’espressione funerea del nonno e quella sempre più eloquente del padre, Anna tornò sui suoi passi. Non fece in tempo a raccogliere Beatrice, che aveva con noncuranza lasciato cadere nello slancio per aiutare il nonno, che questi era già uscito dalla sala.<br />
Anna, sconsolata, si rivolse al padre:<br />
Papà, cos’ha il nonno?<br />
Niente, non farci caso. A lui capita di sentire ogni tanto dolori che non esistono. D’altra parte è anziano, la memoria gli gioca brutti scherzi. Comunque sta tranquilla. Io di crisi del genere non ne ho mai avute e posso assicurarti che non ne avrai nemmeno tu.</p>
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		<title>Bambini in catene: simpatica tradizione in Usa</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 18:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DB</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[claudio giusti]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights Watch]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio sulla legalità e i diritti]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>piccolo dossier curato da <strong>Claudio Giusti</strong> (*)</p>
<p>Il <em>Corriere della Sera</em> (07/01/2011) titola:<br />
Ohio, il doppio orrore in tribunale: In catene il bimbo che ha ucciso la madre</p>
<p>http://www.corriere.it/cronache/11_gennaio_07/millesburg-bambino-uccide-madre-processo-in-catene_5b9c88f0-1a33-11e0-91c1-00144f02aabc.shtml</p>
<p>Mi stupisco dello stupore, <span id="more-7259"></span>dato che questa è cosa tristemente normale.</p>
<p>A 12-year-old Kosciusko County boy has been sentenced to 25 years in prison for his role in the killing of the stepfather of one of his friends.</p>
<p>http://www.wane.com/dpp/news/gingerich-sentenced-to-prison</p>
<p>St. Petersburg Times<br />
Under Twelve Under Arrest</p>
<p>http://www.sptimes.com/News/webspecials/under12/</p>
<p>Equal Justice Initiative: Death in Prison Sentences for 13 and 14-Year-Olds</p>
<p>http://eji.org/eji/childrenprison/deathinprison</p>
<p>http://www.eji.org/eji/childrenprison</p>
<p>Amnesty International and Human Rights Watch<br />
The Rest of Their Lives: Life without Parole for Child Offenders in the United States</p>
<p>http://www.amnesty.org/en/library/info/AMR51/162/2005</p>
<p>http://www.hrw.org/en/reports/2005/10/11/rest-their-lives</p>
<p>http://www.hrw.org/en/news/2005/10/11/united-states-thousands-children-sentenced-life-without-parole</p>
<p>Human Rights Watch: &#8220;When I Die, They&#8217;ll Send Me Home&#8221;<br />
Youth Sentenced to Life without Parole in California</p>
<p>http://www.hrw.org/en/reports/2008/01/13/when-i-die-they-ll-send-me-home</p>
<p>Denver Post: Teen Crime, Adult Time</p>
<p>http://www.denverpost.com/teencrime</p>
<p>Building Blocks for Youth</p>
<p>http://www.cclp.org/building_blocks.php</p>
<p>Michele Deitch, J.D., M.Sc., Adjunct P<br />
From time out to hard time: Young Children in the Adult Criminal Justice System</p>
<p>http://www.utexas.edu/lbj/archive/news/images/file/From%20Time%20Out%20to%20Hard%20Time-revised%20final.pdf</p>
<p>Parents in Prison and Their Minor Children</p>
<p>http://bjs.ojp.usdoj.gov/content/pub/pdf/pptmc.pdf</p>
<p>(*) <em>Claudio Giusti è menbro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti (http://www.osservatoriosullalegalita.org/special/penam.htm): ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty.<br />
</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/danielebarbieri.wordpress.com/7259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/danielebarbieri.wordpress.com/7259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/danielebarbieri.wordpress.com/7259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/danielebarbieri.wordpress.com/7259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/danielebarbieri.wordpress.com/7259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/danielebarbieri.wordpress.com/7259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/danielebarbieri.wordpress.com/7259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/danielebarbieri.wordpress.com/7259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/danielebarbieri.wordpress.com/7259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/danielebarbieri.wordpress.com/7259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/danielebarbieri.wordpress.com/7259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/danielebarbieri.wordpress.com/7259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/danielebarbieri.wordpress.com/7259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/danielebarbieri.wordpress.com/7259/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7259&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Memorie in confusione</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 11:01:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DB</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Giorgio Chelidonio (presidente circolo Arci di Verona Arcipelago) &#8220;Non ci sono demoni, gli assassini di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano.  Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, un strada rischiosa, la strada dell&#8217;ossequio e del consenso, che è senza ritorno&#8221;. (Primo Levi, da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7257&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giorgio Chelidonio</strong> (presidente circolo Arci di Verona Arcipelago)<br />
&#8220;Non ci sono demoni, gli assassini di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano.  Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, un strada rischiosa, la strada dell&#8217;ossequio e del consenso, che è senza ritorno&#8221;. (Primo Levi, da “<em>La ricerca delle radici</em>”, Einaudi)</p>
<p>Il 27 gennaio si celebra  la “giornata della memoria”, istituita con<span id="more-7257"></span> una legge approvata nel 2000 dalla Camera dei Deputati con 443 voti favorevoli e 4 astenuti. Una ritualizzazione della memoria collettiva, mutandola in evento e circoscrivendone l’esercizio a 1/365.<br />
Non si deve dimenticare che la memoria va nutrita con l’esercizio quotidiano e critico, senza delegarla a nozionismi indotti da contingenti ragioni di parte.<br />
Come pure non si può non ricordare che per la stragrande maggioranza degli umani fin qui vissuti, la memoria è stata funzionale all’esperienza infra-generazionale: nutrita dalla viva voce fra genitori e figli, sfumata dal tempo fra nonni e nipoti, trasfigurata nel mito, spesso riscritto, oltre la soglia di poche generazioni. Come dire che l’esperienza individuale si fa apprendimento solo se la nostra rete neuronale la codifica in forma di “memoria a lungo termine”: senza ricordare non si impara e non si può insegnare!<br />
L&#8217;ansia di parte di archiviare “lo studio del genocidio degli ebrei che, per le sue enormi dimensioni, rappresenta un’inesauribile fonte di riflessione che tocca tutti gli aspetti dell’esistenza e della storia umana” (A.Wieworka), ben si sposa alla tendenza mediatica di consumare l’oggi, in tutte le salse purché vendibili. Il XX secolo non é stato l’unico “secolo della memoria rimossa”, e la damnatio memoriae (1) era  già praticata nel XIV secolo a.C. (2): il non ricordato non era mai esistito.<br />
I termini “forestiero”, “barbaro” non erano in origine basati su segni fisici, ma di appartenenza; si era pagani in quanto abitanti del pagus, il villaggio contrapposto alla città, i cui abitanti erano cristianizzati; termini sufficienti per identificare nel diverso uno stereotipo di nemico, al quale attribuire colpe e nefandezze di ogni tipo. Il falò di libri e biblioteche furono sempre accesi dal timore che ortodossie e fondamentalismi nutrivano verso la memoria.<br />
“Legebat libros” fu il capo d’accusa contro un artigiano in un processo del XVI secolo (3), perché in qualsiasi società o comunità a pensiero unico “l’aver cervello” può essere un handicap, ma volerlo usare é percepito come colpa grave.<br />
Queste sono le reali radici culturali dei razzismi di ogni tempo, tradotte all’occorrenza con accuse-slogan: “i tedeschi tagliano le mani ai prigionieri” di 85 anni fa circa, o con “i comunisti mangiano i bambini” di 50 anni fa.<br />
Konrad Lorenz affermava che non è la storia a ripetersi ma i difetti, i lati oscuri dell’animo umano. Perché la rete di memorie sia funzionale al presente ed al futuro, bisogna quindi non dimenticare le relazioni fra i singoli fatti, le sequenze nel tempo e nello spazio e soprattutto le responsabilità, per potere perdonare senza dover dimenticare.<br />
Dopo l’11 settembre 2001, un giornalista cileno scrisse al presidente Bush invitandolo a ricordare negli anni futuri quella data non solo per le 3000 vittime dell’attentato alle Twin Towers, ma anche per gli oltre 30.000 cileni uccisi in seguito al colpo di stato del 1973, del quale è necessario ricordare non solo la data ma anche il sostegno statunitense.<br />
Il 2003 ha rinnovato su scala planetaria questi insegnamenti: l’Irak andava invaso perché Saddam a loro dire sicuramente nascondeva armi di distruzione di massa, ma poi, non avendo trovate le “smoking guns” (pistole fumanti, cioè “il colpevole con l’arma ancora in mano”), si è persino provato a motivare l’occupazione di quel paese dicendo che non era certo migliore quando vigeva la feroce dittatura.<br />
Istituzionalizzare l’idea di memoria collettiva su un singolo fatto storico, per quanto rilevante, risulta riduttivo, ma soprattutto fuorviante perché mummifica nel rito le funzioni evolutive del ricordo, preferendogli l’evento, proponendo mediaticamente la forma come sostanza. Ricordiamo e facciamo ricordare ogni giorno, come prevenzione all’essere condannati a ripetere la storia solamente per averla ignorata o confusa con una celebrazione simbolica.</p>
<p>http://www.grillonews.it/modules.php?op=modload&#038;name=News&#038;file=article&#038;sid=1257&#038;mode=thread&#038;order=0&#038;thold=0</p>
<p><strong>PS.</strong> Quasi 7 anni dopo il tema della memoria rimossa riaffiora prepotentemente : una legge francese contro il “negazionismo” (4) ricorda il genocidio degli Armeni (5), e provoca  una crisi politica con il governo turco che, a quasi un secolo di distanza, considera offensivo ammettere quegli orrendi massacri e deportazioni (6).<br />
(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Damnatio_memoriae<br />
(2) http://it.wikipedia.org/wiki/Akhenaton<br />
(3) Infelise M., 1999: <em>I libri proibiti</em>, Editori Gius. Laterza &amp; Figli, Roma-Bari<br />
(4) http://it.wikipedia.org/wiki/Negazionismo<br />
(5) http://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_armeno<br />
(6) http://www.corriere.it/esteri/11_dicembre_22/Francia_Turchia_armeni_dba81480-2cbe-11e1-a06d-72efe21acfe6.shtml</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/danielebarbieri.wordpress.com/7257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/danielebarbieri.wordpress.com/7257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/danielebarbieri.wordpress.com/7257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/danielebarbieri.wordpress.com/7257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/danielebarbieri.wordpress.com/7257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/danielebarbieri.wordpress.com/7257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/danielebarbieri.wordpress.com/7257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/danielebarbieri.wordpress.com/7257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/danielebarbieri.wordpress.com/7257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/danielebarbieri.wordpress.com/7257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/danielebarbieri.wordpress.com/7257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/danielebarbieri.wordpress.com/7257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/danielebarbieri.wordpress.com/7257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/danielebarbieri.wordpress.com/7257/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7257&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>¿Que Pasa?</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 23:01:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rom Vunner Siamo solo al primo mese dell&#8217;anno ed è già capitato di tutto: è affondato Love Boat, hanno bloccato il Sud, è venuto il terremoto al nord, i taxisti sono incazzati assieme alla maggior parte dei lavoratori (salariati e autonomi). Se non vivessimo nell&#8217;età del disincanto forse inizieremmo a leggere i segni che ci circondano. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7244&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rom Vunner</p>
<p>Siamo solo al primo mese dell&#8217;anno ed è già capitato di tutto: è affondato Love Boat, hanno bloccato il Sud, è venuto il terremoto al nord, i taxisti sono incazzati assieme alla maggior parte dei lavoratori (salariati e autonomi).<span id="more-7244"></span></p>
<p>Se non vivessimo nell&#8217;età del disincanto forse inizieremmo a leggere i segni che ci circondano. Cosa si aspetta?</p>
<p>26 gennaio: private della libertà circa 40 persone con il plauso di una pseudo sinistra(ta) che ammicca al PD per un posto al Sole, o da solo.</p>
<p>La Sicilia si blocca tra gli strali della sinistra ma per me il ricordo va alla Pantera e al fatto che partì da Palermo, in un momento in cui nessuno ci avrebbe mai creduto. Per me fu un risveglio: non esiste solo il lento suicidarsi, ci si può anche ribellare!</p>
<p>Nel frattempo i nostri sedicenti giornalisti si dividono tra moralisti pro Monti e l&#8217;ineluttabilità dei sacrifici (ovviamente non per loro, destri e sinistri, alquanto coperti dai loro stipendi). Sempre pronti ad andare a cena con amichetti e amichette con cui discutere tra piatti e vini di alta qualità (ci tengono alla salute). Però questa volta non hanno scuse: durante il fascismo e il nazismo chi non si adeguava veniva cancellato assieme alla famiglia, oggi si tratta di puro, semplice, becero, opportunismo di merda!!!</p>
<p>Sedicenti servitori della giustizia ci dicono che loro applicano solo la legge, peccato che lo facciano solo quando il padrone fischia. Ma chi è il padrone? Questo è ancora più bello: non c&#8217;è! Si sentono condottieri coraggiosi, famosi per aver combattuto il terrorismo rosso e la mafia! Complimenti, vi facciamo anche gli applausi. Ci avete regalato un Paese di merda! Non avete risolto un cazzo: Pinelli ha avuto un suicidio attivo, le bombe le hanno messe i fantasmi e la Borsa di Milano muove i miliardi della mafia ma se contesti si prodigano a sopprimerti.</p>
<p>Uno sfogo? Certo! Come ascoltare questi lestofanti con tranquillità? Pronti a baciare le mani ai loro padrini che ovviamente non sono mafiosi, loro sono moralmente superiori!</p>
<p>Nel contempo la UE, che non esiste, ci dice che non possiamo bloccare i trasporti: cazzo non vorremo mica bloccargli gli affari, noi siamo un corridoio per loro e non dobbiamo nuocerli: dobbiamo soccombere in silenzio.</p>
<p>Ultimo paragrafo di sfogo: cosa succede se Israele sospetta che l&#8217;Iran lo voglia attaccare? come potrà agire? quanto tempo avrà per scegliere se reagire? e se l&#8217;Iran dovesse pensare lo stesso? considerando che può lanciare una sola bomba cosa farebbe? noi siamo terribilmente vicini!!!</p>
<p>Nel frattempo quattro politicanti del cazzo scherzano e ridono in Parlamento cercando di capire come spartirsi la torta: sono incapaci e ignoranti, una manica di bamboccioni cresciuti ben pasciuti dai loro padrini.</p>
<p>Negli ultimi sei mesi tre amici sono finiti in mezzo alla strada qui a Padova, la scorsa settimana hanno staccato il gas a due condomini. Questi sono i burocrati che non usano la violenza dei manifestanti ma solo il mantenimento delle loro prebende. come si dice: diritto contro diritto è scontro! Allora sia scontro, nonviolento, ma scontro deciso e diretto, l&#8217;alternativa è la barbarie!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/danielebarbieri.wordpress.com/7244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/danielebarbieri.wordpress.com/7244/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/danielebarbieri.wordpress.com/7244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/danielebarbieri.wordpress.com/7244/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/danielebarbieri.wordpress.com/7244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/danielebarbieri.wordpress.com/7244/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/danielebarbieri.wordpress.com/7244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/danielebarbieri.wordpress.com/7244/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/danielebarbieri.wordpress.com/7244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/danielebarbieri.wordpress.com/7244/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/danielebarbieri.wordpress.com/7244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/danielebarbieri.wordpress.com/7244/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/danielebarbieri.wordpress.com/7244/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/danielebarbieri.wordpress.com/7244/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7244&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Michel Martone, uno Shiva sfigato</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 18:01:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Bozidar Stanisic Qualche giorno fa, in una scuola superiore di Udine (dove sono stato per un incontro su «I Balcani oggi, ieri e domani») uno studente mi ha chiesto perché avevo dedicato tanta attenzione al tema dei voltagabbana nel sistema socialista jugoslavo. Certo, le mie considerazioni sui fattori umani sociali e sub-culturali nel crollo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7233&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Bozidar Stanisic</strong></p>
<p>Qualche giorno fa, in una scuola superiore di Udine (dove sono stato per un incontro su «I Balcani oggi, ieri e domani») uno studente mi ha chiesto perché avevo dedicato tanta attenzione al tema dei voltagabbana<span id="more-7233"></span> nel sistema socialista jugoslavo. Certo, le mie considerazioni sui fattori umani sociali e sub-culturali nel crollo del socialismo e sulla costruzione dei contesti del capitalismo selvaggio a partire dagli anni novanta in poi sono state dure (ma più duri sono i fatti stessi).<br />
Quello studente mi ha detto, quasi per consolarmi, che il fenomeno sia dei voltagabbana (ieri comunisti, oggi &#8220;democratici&#8221; approfittatori e nuovi ricchi) che delle persone che si adattano a ogni circostanza politica e sociale, assolutamente non è una specialità balcanica.<br />
Da quanti anni lei vive in Italia? &#8211; mi ha chiesto.<br />
Quasi 20.<br />
Non commentò, sicuramente rispettoso nei riguardi della mia età.<br />
La sera del 24 gennaio, tornando in macchina a casa da Trieste («restare calmi, roba da filosofi» sentivo questa canzone alla radio) ho ascoltato le ultime notizie della giornata. Una di spicco è nelle parole di Michel Martone, viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha definito uno sfigato chi non si è ancora laureato a 28 anni.<br />
Molti di coloro che &#8211; secondo il viceministro &#8211; forse dovevano dire solo “signorsì” &#8211; hanno protestato nei vari social network. Tornato a caso, vado a sfogliare qualche info su Michel Martone: 37enne, a 29 era già titolare di una cattedra universitaria e aveva pubblicato su diverse riviste scientifiche; figlio di Antonio Martone, ex presidente dell’Anm ed ex avvocato generale della Corte di Cassazione, si è laureato in Giurisprudenza nel 1997 con 110 e lode; nel 2005 vince il concorso come professore ordinario di Diritto del lavoro all’università di Teramo; insegna inoltre alla Scuola superiore della pubblica amministrazione e svolge il ruolo di professore incaricato di Diritto del lavoro a Giurisprudenza nell’università Luiss; Renato Brunetta, ex ministro della Pubblica amministrazione, lo ha nominato consigliere giuridico, ma è stato sostenuto anche da Maurizio Sacconi; è stato inoltre segretario della Commissione scientifica per la preparazione dello Statuto dei lavoratori; è rappresentante per il nostro Paese nel consiglio di amministrazione di EuroFound ed è iscritto come avvocato all’albo professionale di Roma; scrive per «<em>Il Sole-24 Ore</em>», «<em>Il Riformista</em>» e sulle riviste «<em>Formiche</em>» e «<em>Aspenia</em>».<br />
Dio bon, sembra un Montezemolo-2. Uno Shiva con 22 mani?<br />
E&#8217; un genio, mi dicevo. La mia testa balcanica, pur con tante difficoltà, riusciva a capire che il viceministro aveva due o tre sosia per fare tutte queste cose: chissà se i sosia vengono tutti pagati su un solo c/c bancario. Martone insegna in tutte quelle facoltà, ma gli studenti lo vedono regolarmente? Tiene davvero le lezioni? Forse sì, forse no&#8230; Scrive senza «negri» o «negre»? (<em>nel gergo giornalistico si chiama «negro» chi fa gran parte del lavoro e poi non figura</em>) Lo sanno lui, i «negri» e le «negre».<br />
Credo abbia capito bene tutte le lezioni su come diventare “conformi”: facoltà questa, facoltà quella, Brunetta e Sacconi ieri, Monti oggi&#8230; Che teatro. Quante gabbane.<br />
Siamo dalle parti di Molierè? O di Jovan Sterija (un commediografo serbo) che scrisse «<em>I patrioti</em>», una farsa nella quale i protagonisti cambiano carattere con il vento che soffia? No, non voglio denigrare la cultura generale del viceministro. Da secchione («meglio essere secchioni» ha detto) ascoltava anche lezioni sulla letteratura.<br />
Però una lezione il viceministro non l&#8217;ha imparata, una molto semplice ma profonda. Quella sul come dialogare con gli altri. Visto che gli è sfuggita, è uno sfigato.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/danielebarbieri.wordpress.com/7233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/danielebarbieri.wordpress.com/7233/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/danielebarbieri.wordpress.com/7233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/danielebarbieri.wordpress.com/7233/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/danielebarbieri.wordpress.com/7233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/danielebarbieri.wordpress.com/7233/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/danielebarbieri.wordpress.com/7233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/danielebarbieri.wordpress.com/7233/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/danielebarbieri.wordpress.com/7233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/danielebarbieri.wordpress.com/7233/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/danielebarbieri.wordpress.com/7233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/danielebarbieri.wordpress.com/7233/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/danielebarbieri.wordpress.com/7233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/danielebarbieri.wordpress.com/7233/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7233&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>«Sette opere di misericordia» dei De Serio</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 11:01:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Iacopo Zanon «Sette opere di misericordia», opera prima dei fratelli De Serio &#8211; Gianluca e Massimiliano &#8211; è un film per alcuni versi sorprendente. Perché rischia, osa, scommette su una struttura drammaturgica fuori dalle classiche linee guida. Nelle sale in questi giorni, ne scriviamo poiché abbiamo un sogno: che batta gli incassi di «Benvenuti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7231&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Iacopo Zanon</strong></p>
<p>«<em>Sette opere di misericordia</em>», opera prima dei fratelli De Serio &#8211; Gianluca e Massimiliano &#8211; è un film per alcuni versi sorprendente. Perché rischia, osa, scommette su una struttura drammaturgica fuori dalle classiche linee guida.<br />
Nelle sale in questi giorni,<span id="more-7231"></span> ne scriviamo poiché abbiamo un sogno: che batta gli incassi di «<em>Benvenuti al Nord</em>», che faccia un salto talmente alto da destabilizzare le logiche ammuffite e retrogradi del nostro povero mercato cinematografico.<br />
Dipende anche da voi. Tutti voi. Perciò coraggio, leggete fino in fondo e poi uscite, riempite le sale, accorrete in massa (critica).<br />
La storia: Luminita &#8211; cioè Olimpia Melinte -  giovane ragazza romena che vive di piccoli-grandi furti in una Torino &#8220;a margine&#8221;, nella sua corsa finale verso la libertà (consiste nell&#8217;ottenere un documento di identità che le permetta di tornare ad essere una persona e non una immigrata clandestina)  si imbatte in Antonio &#8211; Roberto Herlitzka -  uomo solo, ammalato ai polmoni a causa del proprio lavoro (smaltimento rudimentale di copertoni per conto di altri). C&#8217;è un bambino rapito di mezzo, altri personaggi più o meno puliti &#8211; Ignazio Oliva e Stefano Cassetti -  e c&#8217;è il ritratto mai scontato di umanità messe a confronto in un tempo che di umano non ha più nulla.<br />
C&#8217;è l&#8217;incontro-scontro lucido, impietoso e commovente fra Luminita e Antonio, dove la ragazza pur di ottenere ciò che vuole maltratta e chiude in prigione il povero vecchio (reminiscenze e citazioni più che lecite dal «<em>Buongiorno, notte</em>» di Marco Bellocchio).<br />
Arrivati a questo punto, a metà film, i De Serio prendono coraggio e dimenticano le regole della scrittura, capovolgono l&#8217;ordine naturale delle cose, srotolano la pellicola in modo nuovo, diverso, regalandoci uno sviluppo filmico inedito.<br />
Sarà per questo che, più che rimandarci alle preziosissime pellicole dei fratelli Dardenne, questo film ricorda atmosfere e sviluppi tarkovskiani.</p>
<p>L&#8217;ho già detto? Non importa, lo ripeto: andatelo a vedere e fate presto. Prima che lo tolgano, prima che l&#8217;odioso mercato compia un altro omicidio eccellente.</p>
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<p><strong>BREVE NOTA (CON AUSPICIO)</strong><br />
Da tempo corteggio un amico per una rubrica di cinema (intendo in blog) e un&#8217;amica per un&#8217;altra di teatro. Si negano, cambiano casa di frequente, girano con il passamontagna persino nel cyber-space pur di non incontrare il temibile db-sanguisuga. Prima o poi ce la farò o avanzeranno autorevoli candidati (un francese, tal Jean-Luc Godard, si era offerto ma insomma non so se posso fidarmi di un novellino). Nel frattempo …. oggi offro in successione la carrellata &#8211; stamattina, curata da Giovanna &#8211; e questa rec di Iacopo. Grazie a entrambi e fatevi spazio quando volete. Che le vostre due rec siano di buon auspicio. (<em><strong>db</strong></em>)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/danielebarbieri.wordpress.com/7231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/danielebarbieri.wordpress.com/7231/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/danielebarbieri.wordpress.com/7231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/danielebarbieri.wordpress.com/7231/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/danielebarbieri.wordpress.com/7231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/danielebarbieri.wordpress.com/7231/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/danielebarbieri.wordpress.com/7231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/danielebarbieri.wordpress.com/7231/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/danielebarbieri.wordpress.com/7231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/danielebarbieri.wordpress.com/7231/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/danielebarbieri.wordpress.com/7231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/danielebarbieri.wordpress.com/7231/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/danielebarbieri.wordpress.com/7231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/danielebarbieri.wordpress.com/7231/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7231&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Asghar Farhadi: “Una separazione”</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 23:01:30 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Collage di Giovanna Tomai Magnifico film. Una coppia si separa, ma una serie di eventi li mette a confronto. I protagonisti, tutti, sono messi alla prova della verità, il bisogno di mentire per difendersi o per difendere qualcun&#8217;altro. Tutti hanno ragione e tutti hanno torto. Solo la figlia dei separati, alla fine prende in mano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7227&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Collage di <strong>Giovanna Tomai</strong></em><br />
Magnifico film. Una coppia si separa, ma una serie di eventi li mette a confronto. I protagonisti, tutti, sono messi alla prova della verità, il bisogno di mentire per difendersi o per difendere qualcun&#8217;altro. Tutti hanno ragione e tutti hanno torto. Solo la figlia dei separati, alla fine prende in mano il gioco e vince, con sofferenza, la partita. Il film è favoloso, i protagonisti ti avvincono, l&#8217;ansia cresce lentamente, i giochi delle parti si mescolano e modificano. Grande esempio di cinema. Meraviglioso anche lo sguardo su un Iran moderno, contemporaneo a noi, quando invece ne viviamo una visione distorta. Assolutamente da non perdere.<span id="more-7227"></span></p>
<p><em>     Questa prima recensione scovata in rete è quella di <strong>Paolo Mereghetti</strong> (dal “</em>Corriere della sera<em>”).</em><br />
Assuefatti a troppi punti esclamativi, si ha timore a usare parole come «capolavoro»: definirne i limiti e i significati sembra ogni giorno più arduo. Ma se c’è un film per cui si può usare, quello mi sembra Una separazione di Asghar Farhadi, trionfatore all’ultimo festival di Berlino (oltre all’Orso per il miglior film, la presidentessa Isabella Rossellini è riuscita a far premiare collettivamente sia il cast femminile che quello maschile: un fatto eccezionale di cui bisogna renderle merito) e una delle più sottili e straordinarie prove di scrittura e messa in scena viste di recente: una «dimostrazione» perfetta di cosa sia il Grande Cinema. E questo nonostante l’apparente semplicità di storia e regia.<br />
Le prime scene spiegano il titolo: Simin (Laila Hatami, una vera star in Iran) vuole divorziare dal marito Nader (Peyman Moaadi) perché non è disposto a trasferirsi all’estero con lei non volendo abbandonare il padre malato di Alzheimer. Questo rifiuto, che spinge la moglie a trasferirsi dalla madre, fa scattare la necessità di trovare chi si occupi del padre durante il giorno, per cui si offre Razieh (Sareh Bayat), ma acuisce anche la crisi della figlia Termeh (Sarina Farhadi, figlia del regista), contraria alla separazione dei genitori e apparentemente dalla parte del padre con cui ha scelto di restare.<br />
Le cose, però, non sono mai semplici come appaiono e queste prime scelte pian piano ci fanno scoprire altre cose: per esempio che la «badante» è incinta e che suo marito (Shahab Hosseini) non sa di questo lavoro, che entrambi sono ultraortodossi (mentre Simin e Nader lo sembrano meno) e che lui è disoccupato e tormentato dai debitori. Da cui si capisce perché la moglie abbia bisogno di lavorare nonostante il suo stato e perché lo faccia di nascosto dal marito.<br />
Tutto questo lo spettatore lo scopre poco a poco, quasi di sfuggita, senza mai avere una piena certezza di quello che spinge i vari protagonisti a comportarsi in un modo o in un altro. Farhadi filma le scene con la (apparente) semplicità di un occhio documentario, con la «noncuranza» di chi sembra interessato a registrare soltanto semplici squarci di vita. Solo dopo, quando le cose si complicano, ci si accorge che quello che sembrava accadere quasi casualmente davanti alla macchina da presa era essenziale allo sviluppo dell’azione e alla comprensione dei comportamenti di ognuno.<br />
La convenzione critica per cui chi scrive «anticipa» al lettore il succedersi degli avvenimenti rischia così di togliere quella sorpresa che si compie negli occhi e nella mente dello spettatore quando una scena o una battuta rimandano a quello che prima era come scivolato via. Non c’è niente nella messa in scena di Farhadi che si riveli inutile o superficiale, tutto ha una sua «necessità» e importanza ma dalla platea lo scopriamo solo quando una scena o una battuta ci obbligano a ripensarci sopra. Abituati a un cinema che dà per scontato la nostra «superficialità» di spettatori e che sottolinea con insistenza ogni cosa, rischiamo di restare spaesati di fronte alla semplicità e alla linearità del racconto di «<em>Una separazione</em>».<br />
Il montaggio «invisibile» del film non si sostituisce alla nostra attenzione, come ormai ci ha abituato il modo hollywoodiano (e non solo) di spezzettare l’azione. Le storie parallele costruite grazie al montaggio alternato mettono chi guarda nella comoda situazione di chi sa già che alla fine tutti i fili della storia finiranno per essere tirati e riuniti (ricordate i film di González Iñárritu tipo «<em>Babel</em>»?). Qui no: Farhadi aggiunge ogni volta un nuovo tassello, una «spiegazione» in più perché a lui non interessa (solo) costruire un film che conquisti l’attenzione dello spettatore ma un film che ci faccia entrare nella testa e nel cuore delle persone che ha deciso di filmare.<br />
Il peso della religione nei comportamenti delle persone, le differenze di classe e di sesso, la «sincerità» e l’«onestà» delle persone, sono tutte informazioni che il film ci fa capire e scoprire scena dopo scena. Perché dietro a ogni azione e a ogni scelta quotidiana ci sono ragioni diverse e contraddittorie che non è così facile capire e decodificare (per rispettare la solita convenzione critica, devo almeno aggiungere che l’assunzione della «badante» finisce in tribunale) e ognuno degli interessati può dire una verità che forse appare così ai propri occhi ma non a quelli degli altri.<br />
E tutto questo lo scopriamo non con dei «colpi di scena» come insegnano i professionisti delle sceneggiature o mettendo a confronto «versioni» diverse (alla «<em>Rashomon</em>») ma per successivi avvicinamenti alla complessità della vita, per continui e sottili svelamenti di nuovi elementi della realtà. A riconferma dell’eterna giustezza di cosa già diceva Renoir nella «<em>Regola del gioco</em>»: «Il tragico della vita è che tutti hanno le loro ragioni».<br />
<em>Le recensioni &#8211; o gli stralci? &#8211; che trovate qui sotto invece circolano in rete senza firme o fonti; grazie in anticipo se qualcuna/o dà indicazioni utili per dare a Cesare (o a Cesarina) quel che è suo</em>.</p>
<p>Nadir e Simin sono una coppia borghese che sta per divorziare, anche se fra i due non tutto è finito. Lei vuole espatriare dall’Iran, tanto che ha anche ottenuto la documentazione necessaria. Lui invece sente di dover rimanere per poter assistere il vecchio padre ammalato. In mezzo ci sono i sentimenti di Termeh, figlia undicenne. Le cose però si complicano ulteriormente quando Nadir finisce in tribunale. Per le accuse mossegli dalla badante dell’anziano padre e dal marito di lei, entrambi religiosissimi, provenienti da un ceto sociale modesto.<br />
Una separazione, eppure tante separazioni. Quella fra i due sposi, quella paventata dalla terra natia, quella dall’anziano padre che con l’Alzheimer non è più lui, quella della ragazzina che sta perdendo l’unità della propria famiglia. È apparente, soltanto apparente la semplicità della struttura di quest’ultimo gioiello firmato Asghar Farhadi. Una patina infinitamente leggera che appena sotto nasconde un arcobaleno di emozioni. Serve un tocco delicato ed attento (soprattutto alla censura!) per raccontare l’Iran di oggi.</p>
<p>«<em>Una separazione</em>» è una fotografia vivida della quotidianità, delle problematiche, delle ambizioni di una società complessa. Teocratica ed ai limiti della misoginia, chiusa per molti versi ed anche ricca di valori per molti altri. La lente utilizzata dal trentanovenne cineasta iraniano, amico del martire del cinema patrio Jafar Panahi, è bifocale. Abbiamo uno sguardo che sorvola dall’alto le dinamiche sociali di una nazione piena di contraddizioni e di risorse (l’incontro-scontro fra la famiglia piccolo borghese dei protagonisti e quella modesta e ultra conservatrice della badante cui si rivolgono), ed abbiamo poi un primo piano fatto di ragioni intime. Questioni che potrebbero appartenere ad ognuno, senza confini geografici. Ingenerando interrogativi evergreen sugli obblighi morali che afferiscono le persone appartenenti ad un medesimo nucleo familiare. Ecco, la pellicola vincitrice dell’Orso d’oro 2011 al Festival di Berlino come <em>Miglior film</em>, più che sciogliere i dubbi, favorisce la riflessione, alimenta ulteriori quesiti. Interiori e non.</p>
<p>La tecnica narrativa adoperata è lontana dagli standard occidentali, soprattutto quelli americani, poiché procede placida, senza colpi di scena. Le spiegazioni degli avvenimenti avvengono lentamente, senza giudizi di merito, senza additare buoni e cattivi. E per un cinema così all’avanguardia non potrebbe essere altrimenti. Nonostante tutte queste precauzioni, Asghar Farhadi realizza un’opera forte. Delicato non vuol dire fragile, i sentimenti in gioco non implicano necessariamente un tono melenso. Non c&#8217;è pietismo, anzi. Certo, in Iran ci sono questioni irrisolte, anche gravi, ma è pur sempre la terra degli avi. Farhadi non è d’accordo “con l’immaginario che l’Occidente ha del Paese”, dove, riferendosi alle vicende di Una separazione “ci sono più divorzi che dalle vostre parti”, e dove comunque è ancora possibile girare dei film “ad un costo decisamente inferiore”.<br />
&#8220;Se voi foste il giudice&#8221; è una rubrica de &#8220;<em>La settimana enigmistica</em>&#8221; dove viene chiesto di decidere chi avrebbe ragione tra due punti di vista ugualmente giustificabili. Asghar Farhadi fa lo stesso: fin dall&#8217;incipit ci mette di fronte a Naader e Simin con una soggettiva del giudice che sta vagliando la loro istanza di divorzio. Lei che vuole espatriare con la figlia undicenne per garantirle un futuro migliore, lui che vuole rimanere e prendersi cura del padre malato di Alzheimer. Quando lei se ne va di casa, la loro vita si intreccia a quella di un&#8217;altra coppia: Razieh, assunta come badante, e suo marito Hodjat, in una questione dove ognuno ha le proprie ragioni e nessuno ha davvero torto.</p>
<p>La messa in scena mescola la verosimiglianza della storia, dei dialoghi, dei volti (quello commovente del padre di Naader) e delle persone a un&#8217;impostazione teatrale &#8211; ibseniana per il ruolo della donna, pinteriana per tensione &#8211; che è background di Farhadi. Come in «<em>About Elly</em>» veniva introdotto il mistero di una scomparsa, qui ce n&#8217;è un altro da districare: un incidente che si rivela enorme per i protagonisti. Qualunque punto di vista diventa credibile, ogni ragione inappellabile, ogni torto marcio. Il potere di giustizia della legge sterile e impotente.<br />
Ritroviamo il muro di convenzioni della società iraniana, la religione, le tradizioni, i pregiudizi, le contraddizioni, il ruolo della donna, il senso della verità, ma soprattutto sono l&#8217;omissione e i segreti a dar seguito a strascichi imprevedibili.<br />
Per quanto gli uomini si dimostrino ostinati, arroccati nelle loro posizioni e a loro modo fragili, sono le donne ad avere il coraggio di agire, anche se di nascosto. Le due protagoniste rappresentano quello che, secondo lo stesso regista, è il confronto tra due visioni del bene in conflitto: non ci sono buoni o cattivi tra cui scegliere. Farhadi però cerca di concentrarsi anche sulle donne che verranno: la piccola figlia di Razieh da una parte, e Termeh, la figlia adolescente di Naader e Simin, dall&#8217;altra, costretta a subire lo strazio della separazione, che viene formata dal padre anche con piccoli gesti, come chiedere il resto al benzinaio. È lo sguardo di solidarietà che le due si scambiano verso il finale a racchiudere un sentimento di reciproca incomprensione per quel mondo di adulti fatto di ostinazione, acredine, regole e leggi non scritte, di cui sono testimoni.</p>
<p>Dialoghi concitati, parole che si sovrappongono (ulteriore rammarico di vedere questi film doppiati), camera a mano, personaggi spesso di quinta, la pluralità di punti di vista come nella scena in cui Naader si trova con Razieh e Hodjat davanti al giudice con quella danza di concitati campi/controcampi a quattro, rendono la regia di Farhadi puntuale ed essenziale. L&#8217;impostazione teatrale viene rimarcata anche dai fatti riportati, o da quelli che si svolgono fuori campo, spesso dietro porte, pareti o vetrate: un corto-circuito di testimoni-giudici all&#8217;interno del film e al di fuori. L&#8217;occhio del cinema non arriva a mostrarci &#8220;la verità&#8221;, ma si limita a testimoniare a sua volta.<br />
Di nuovo un grande lavoro di attori, come ad esempio Sareh Bayat, costretta da Farhadi, per il suo ruolo di donna tradizionalista e religiosa, a recitare cinque preghiere al giorno, frequentare le letture del Corano per le donne e a non parlare agli uomini della troupe.</p>
<p>Il mistero, più che tendere semplicemente alla risoluzione, continua ad accumulare domande, per lo più di tipo etico. Dice sempre Farhadi di non essere interessato tanto all&#8217;azione, quanto all&#8217;intenzione che porta ad agire, e, quando questa diventa impalpabile e difficile da capire, allora anche quello che chiamiamo morale diventa fragile. La forza del film, il merito della sceneggiatura, sta in una costruzione di equilibri tra i personaggi di fronte a cui è difficile prendere posizione.</p>
<p>Meno toccante di «<em>About Elly</em>» per impostazione, ma capace comunque di emozionare e far respirare i personaggi, <em>«Una separazione</em>» ci consegna un regista che, all&#8217;interno delle soffocanti maglie della dittatura e pur avendo subito limitazioni, ci fa tastare il polso del suo paese. Ci introduce in una vicenda di personaggi vivi con cura e sensibilità letterarie. Come spettatori occidentali viene da chiedersi quante sfumature non cogliamo, quanto influisca quel fascino da turisti un po&#8217; sprovveduti, un po&#8217; benpensanti, che proviamo per quell&#8217;Iran che ogni volta ci meraviglia con le sue contraddizioni, la sua forza e il suo cinema.</p>
<p><strong>BREVE NOTA (QUASI CINEFILA)</strong><br />
Da tempo corteggio un amico per una rubrica di cinema (intendo in blog) e un&#8217;amica per un&#8217;altra di teatro. Si negano, cambiano casa, girano con il passamontagna persino nel cyber-space pur di non incontrare il temibile db-arruolatore. Prima o poi ce la farò o salteranno fuori autorevoli candidati (un francese, tal Jean-Luc Godard, si era offerto tempo fa ma insomma non so se posso fidarmi del primo che passa). Nel frattempo oggi offro in successione questa carrellata e alle 12  una rec di Iacopo Zanon: che siano di buon auspicio (<em><strong>db</strong></em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il programma è Buen Vivir</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 18:01:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Gabriela De Cicco (20 gennaio) per Awid, Association for Women&#8217;s Rights In Development Intervista alll&#8217;economista ecuadoriana Magdalena León di Remte, la Rete delle donne latino-americane per la trasformazione dell&#8217;economia;  traduzione e adattamento di Maria G. Di Rienzo. L&#8217;approccio del “ben vivere” (“buen vivir”, o “sumak kawsay” in Quechua) promuove la vita ed il bilanciamento [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7223&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Gabriela De Cicco</strong> (20 gennaio) per Awid, Association for Women&#8217;s Rights In Development<br />
Intervista alll&#8217;economista ecuadoriana <strong>Magdalena León</strong> di Remte, la Rete delle donne latino-americane per la trasformazione dell&#8217;economia;  traduzione e adattamento di <strong>Maria G. Di Rienzo</strong>.<span id="more-7223"></span></p>
<p>L&#8217;approccio del “ben vivere” (“buen vivir”, o “sumak kawsay” in Quechua) promuove la vita ed il bilanciamento fra esseri umani ed altri esseri viventi, in modo da coesistere in armonia con la natura. L&#8217;Ecuador, come la Bolivia, ha incluso ii concetto di “ben vivere” nella propria Costituzione ed entrambi i Paesi considerano la natura come un&#8217;entità legale portatrice di diritti.</p>
<p>AWID: Per favore, parlaci dei processi che hanno condotto all&#8217;inclusione del “Buen Vivir” nella Costituzione ecuadoriana.</p>
<p>Magdalena León (ML): L&#8217;Assemblea Costituzionale dell&#8217;Ecuador redasse una Costituzione che passò per referendum nel settembre 2008. Creammo un&#8217;Assemblea Costituzionale con ampio mandato al fine di costruire nuove fondamenta per il Paese. La nostra sfida era ricreare lo Stato e avevamo un&#8217;agenda ambiziosa, che intendeva cambiarlo interamente. Fummo in grado di includere il “Buen Vivir” perché provenivamo da una traiettoria che aveva messo in questione non solo il neoliberismo, ma anche il sistema capitalistico nel suo insieme, a livello nazionale e regionale.<br />
Quando pensammo all&#8217;Assemblea Costituente in Ecuador, con un cambiamento radicale al suo orizzonte, esaminammo non solo i saperi che avevamo accumulato noi, ma anche quelli della regione latino-americana, per essere in grado di identificare le istanze chiave che sarebbero state ridefinite da quell&#8217;orizzonte.</p>
<p>AWID: Una volta incluso nella Costituzione, quali furono i passi successivi?</p>
<p>ML: La fase dell&#8217;Assemblea Costituzionale fu un momento straordinario in Ecuador. Venivamo da un periodo di instabilità e di tali terribili fallimenti nel maneggio dell&#8217;economia e della politica da parte dei settori tradizionali, che erano perciò completamente screditati e l&#8217;intera società era concentrata sul trovare alternative: così, non fu difficile far passare la nuova Costituzione.<br />
Al momento di decidere la propria agenda come governo, “Alianza País” &#8211; lo spettro di organizzazioni e movimenti ora al potere – si impegnò in un esercizio molto innovativo di costruzione collettiva, aggiungendo altre agende alla propria. Collezionarono proposte e alternative che non erano mai circolate tramite i canali convenzionali prima d&#8217;allora, neppure attraverso quelli della Sinistra, inclusa la diversità sessuale e agende radicali femministe. Ci chiedemmo: guardando con la lente femminista come sarebbe la proposta di ricreare lo Stato? E in qualche modo facemmo in modo di imprimere nella Costituzione la visione risultante.</p>
<p>AWID: Che impatto ha avuto la visione femminista sulla nuova Costituzione?</p>
<p>ML: Da un lato, nella parte della Costituzione che si occupa dei diritti umani abbiamo continuità, affermazione ed approfondimento, ma la novità stette nel ridefinire il sistema in cui avremmo vissuto. Abbiamo sostenuto con forza “Buen Vivir”, persino ridefinendo ciò che si identifica come lavoro ed i suoi scopi, nonché le definizioni di “sistema economico” e “regime economico”.<br />
“Buen Vivir” trovò presto un&#8217;eco nella nostra visione femminista, poiché condividiamo la stessa visione della vita e della riproduzione della vita come asse al posto del mercato. Nella precedente Costituzione, il lavoro era inteso come impiego formale, mentre altre attività erano considerate informali. Abbiamo fatto in modo di ridefinire il lavoro, come attività che produce beni e servizi – sia nel mercato sia nella sfera pubblica – allargando lo scopo del diritto al lavoro e dei diritti correlati al lavoro. Tutte le forme di lavoro non pagato sono state riconosciute, e l&#8217;economia di cura è stata prevista in forma diretta o indiretta. L&#8217;economia è stata trasformata in sociale e solidale, considerando i diversi modi di organizzare la produzioni e la proprietà. Nella fase neoliberista le donne non erano invisibili, erano visibili ma legate ad un&#8217;agenda di anti-povertà, non ad un&#8217;agenda di definizioni economiche nel loro insieme. Questo è stato il salto che abbiamo fatto.</p>
<p>AWID: Dopo quasi quattro anni come stanno andando le cose e qual è il ruolo del movimento delle donne?</p>
<p>ML: Prima dell&#8217;Assemblea Costituzionale il movimento delle donne scelse di partecipare al processo trasformativo, usando l&#8217;opportunità per definire dove il Paese stava andando e come. Abbiamo usato tutti gli spazi disponibili, ma senza avere abbastanza capacità. Ammetto che ci piacerebbe avere più abilità, più possibilità per produrre proposte fattibili e strumenti per rendere realizzabile questa grande e nuova visione, ma facciamo quel che possiamo in uno spazio di compartecipazione e contributo alle politiche pubbliche. Quel che sta accadendo nel movimento delle donne è simile a ciò che accade ad altri movimenti in periodi di aggiustamento del focus e di riposizionamento. Alcune si stanno ancora attenendo ad agende settoriali e non vedono che la nuova agenda è stata in grado di andare oltre.<br />
La realtà è che il sistema capitalistico è ancora egemonico; settori che rappresentano il potere economico e politico sono stati colpiti, ma ci sono ancora. Il cambiamento non avviene senza contraddizioni e conflitti – e questo è il punto in cui siamo ora. Fino a che grado la Costituzione è stata recepita e implementata? Questa è l&#8217;agenda a lungo termine e dobbiamo avvantaggiarci di questo momento per compiere avanzamenti il più possibile, prima che altre forze ed altri interessi si riprendano.</p>
<p>AWID: Come proposta, il “ben vivere” si applica sia alle zone rurali sia a quelle urbane?</p>
<p>ML: Al Social Forum delle Americhe le nostre compañeras di São Paulo dicevano: “Suona grandioso, ma in che modo funziona in una città come la nostra?”. E noi chiedevamo loro: “Non respirate, non consumate acqua e cibo ed energia? In questo modo avete relazione con gli elementi base della vostra vita”.  Perché “Buen Vivir” è questo, è il mettere gli elementi base della vita al centro: la loro esistenza, la loro riproduzione, le condizioni in cui sono prodotti e come renderli sostenibili nel tempo. Ciò si applica alla contadina Mapuche che lavora la terra e alla funzionaria di banca, così come ai loro corrispettivi maschili. Stiamo parlando dei processi della vita, degli elementi della vita e di come sono connessi al lavoro. Questo implica mettere il lavoro come asse portante e ci permette di rimettere in esso le istanze di cura, e le donne.<br />
Le interpretazioni tradizionali vedevano il lavoro di cura come qualcosa di orribile che nessuno voleva fare; storicamente, è stato assegnato alle donne come obbligo. Ma se consideriamo il fatto che tutte le forme di vita hanno bisogno di cura (la vita umana, la natura, l&#8217;acqua, la terra) allora la cura diventa una categoria chiave e non c&#8217;è cura senza lavoro, perciò la nostra comprensione del lavoro cambia, non solo del lavoro non pagato, ma del lavoro in generale. Dobbiamo rivalutare il lavoro in tutte le sue forme e riesaminare come tali forme sono remunerate, nel mentre consideriamo altri modi di bilanciare la distribuzione del lavoro stesso. Allora possiamo ripensare le città, la vita urbana e la vita lavorativa industriale.</p>
<p>AWID: A livello di regione latino-americana come vedi le alternative ai modelli di sviluppo prevalenti? E che cooperazione può fornire l&#8217;Ecuador?</p>
<p>ML: Il recente “Summit di America Latina e Caraibi sull&#8217;integrazione e lo sviluppo” ha evidenziato l&#8217;eccezionale momento politico che stiamo vivendo, ma è anche una situazione fragile e potrebbe essere temporanea. Perciò i Paesi latino-americani come l&#8217;Ecuador, il Venezuela e la Bolivia hanno il compito di dimostrare che un altro modello è praticabile ed è possibile.<br />
Allo stesso tempo, la profondità dei cambiamenti a livello nazionale è assai dipendente dalle dinamiche regionali che contribuiscono ad un mutamento nella bilancia di potere per renderla più ampia e più globale. Per esempio a livello monetario, finanziario, i nostri dilemmi e problemi non possono essere risolti su base nazionale, ma necessitano di essere risolti su base regionale, e qui è determinante la nuova architettura finanziaria. Perché al di là di quanto indipendenti siamo nei singoli Paesi, il grado di dipendenza del nostro sistema finanziario dal sistema economico internazionale pone un limite alle nostre aspirazioni se ci manca il sostegno di un progetto più regionale (o se manchiamo di farne parte): un progetto che generi linee guida e indicazioni su un differente bilanciamento del potere, rendendo i cambiamenti possibili.</p>
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		<title>Vivere è un enigma (e se lo dice la Susy&#8230;)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 11:01:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I topi non avevano nipoti. Ditelo a chi abitualmente legge «La settimana enigmistica» e sorriderà se conosce la “chiave” o si metterà a cercarla; tutti gli altri guarderanno se c&#8217;è la Stradale in giro con il palloncino per misurare il tasso etilico. Cosa c&#8217;è di interessante in quei “topi senza nipoti” lo saprete alla fine [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7216&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I topi non avevano nipoti. Ditelo a chi abitualmente legge «<em>La settimana enigmistica</em>» e sorriderà se conosce la “chiave” o si metterà a cercarla; tutti gli altri guarderanno se c&#8217;è la Stradale in giro con il palloncino per misurare il tasso etilico.<br />
Cosa c&#8217;è di interessante in quei “topi senza nipoti” lo saprete alla fine di questo articolo dedicato agli 80 anni della rivista. Già che ci siamo ecco<span id="more-7216"></span> un quesito sardo-centrico. Avete presente la parola «aiuole»? E&#8217; una delle poche che contiene le 5 vocali. Se avete 10 minuti per giocare trovatene in sardo; soluzione in coda.<br />
«<em>La settimana enigmistica</em>» uscì il 23 gennaio 1932. Fu inventata da un nobile di origini sarde, Giorgio Sisini di Sorso (figlio del fondatore del Rotary Club di Sardegna) che la plasmerà e guiderà sino alla morte, nel 1972. Non solo parole crociate – inventate da Arthur Wynne nel 1913 &#8211; come qualcuno pensa.<br />
Un successo ininterrotto, rare e prudenti novità grafiche (poco colore) o di contenuti (il Sudoku dal 2005), niente pubblicità. In questa continuità rare le date memorabili. Una interruzione (due mesi e mezzo) solo nel 1945. Il primo errore, un banale refuso, solo dopo 68 anni: per la precisione nel numero 4088 del 31 luglio 2010. I nomi più famosi della rivista sono Giancarlo Brighenti e Piero Bartezzaghi (padre dell&#8217;oggi famosissimo Stefano). Ma restano i sospetti di persone illustri celate dietro pseudonimi.</p>
<p>Se siete in quella fascia di persone che sdegna i giochi è assai complicato spiegarvi le sezioni della rivista: oltre alle parole crociate normali e senza schema, trovate anagrammi, sciarade, la Sfinge, il Bersaglio (imparentato con tanti quiz televisivi), la Susy,  «Aguzzate la vista», rebus, «Vero o falso?», quesiti polizieschi, problemi di scacchi, dama e bridge eccetera con il contorno di barzellette. «<em>La settimana enigmistica</em>» si può permettere la presunzione di scrivere, senza timore di smentite, queste due frasette sotto la testata:  «La rivista che vanta innumerevoli tentativi di imitazione» (nei numeri pari) e «La rivista di enigmistica prima per fondazione e diffusione» (nei dispari).<br />
Le vendite si aggirano sulle 800mila copie con picchi sopra il milione. Chi la legge? Manca un identikit però sappiamo che non è una rivista di élite: a seconda dei vari livelli di passione (e forse di scolarità) ogni persona trova i suoi giochi; a esempio per esercitare la memoria,  per  rilassarsi o invece farsi stimolare fino a incaponirsi e attendere – per 7 giorni – la soluzione.<br />
Tornando a «I topi non avevano nipoti»: è una frase palindroma cioè che si può leggere anche da destra verso sinistra. E parole sarde come «aiuole», cioè con le 5 vocali, sono certamente abbetiosu (petulante), arreionu (discorso) e arresignolu (usignolo) ma anche qualche nome proprio: Decimomannu a esempio o Molentargius. Nel suo «<em>Dizionario dei giochi con le parole</em>» e nella successiva «<em>Enciclopedia dei giochi</em>» Giampaolo Dossena suggerì infinite varianti di questo gioco. L&#8217;idea di schedare tutti gli abitanti sardi che sono “aiuole” all&#8217;anagrafe o di scrivere un racconto senza una delle 5 vocali ci portano però ben oltre la gloriosa «<em>Settimana enigmistica</em>» su un versante dove il gioco si confonde con la pazzia mentre l&#8217;eterna reinvenzione delle parole diventa spionaggio, crittografia o arte.</p>
<p><strong>UNA NOTA QUIZ-ZATA</strong><br />
Questo mio articolo (o sviolinata?) è uscito ieri – parola più, parola meno -  sul quotidiano «<em>L&#8217;unione sarda</em>». Se avessi avuto 200 battute in più (anzi:195) avrei concluso così:<br />
<em>Qualcuno ha affermato che «Il gioco, passando di sorte in sorte, è la ricerca degli infiniti possibili». Ma, visto che siamo in tema, «Chi lo ha detto?». Inviate le vostre risposte al più presto.</em><br />
Volete rispondere voi che nuotate in codesto blog? Pubblicherò il nome del vincitore o vincitrice (cioè la prima risposta esatta) in blog a rovescio&#8230; fra 7 giorni. Non ho assolutamente idea di come metterlo sottosopra ma confido che qualcuna/o mi illuminerà (un banale pdf? Il nome fotografato in uno specchio? Istruzioni per rovesciare il blog?). Ah, fra tutte/i coloro che invieranno risposte esatte, ne verranno sorteggiate/i  19: garantisco loro una zuppa di ceci in omaggio; però devono consumarla qui a Imola entro marzo.</p>
<p>Parlando più sul  serio &#8211; per poooooochi secondi &#8211; ci tengo a dire che ho coltivato e approfondito la passione per i giochi grazie alla fraterna guida di Riccardo Mancini: se avesse avuto modo e tempo per dedicarcisi Riccardo sarebbe stato un grande &#8220;giocologo&#8221;: ma è stato una gran persona e questo è ovviamente assai più importante. (<strong>db</strong>)</p>
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		<title>Eurogendfor</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:48:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>miglieruolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[A un passo dal culo mio]]></category>
		<category><![CDATA[Eurogendfor]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mam]]></category>

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		<description><![CDATA[A proposito di democrazia e del tramonto della democrazia in Italia. Nonché in Europa, dove non c&#8217;è mai stata e probabilmente non ci sarà. E&#8217; stato già notato la progressiva noncuranza in cui si tengono le manifestazioni della volontà popolare. Non più solo quando si manifesta attraverso petizioni, agitazioni, manifestazioni: anche quando assume gli aspetti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7203&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di democrazia e del tramonto della democrazia in Italia. Nonché in Europa, dove non c&#8217;è mai stata e<span id="more-7203"></span> probabilmente non ci sarà.<br />
E&#8217; stato già notato la progressiva noncuranza in cui si tengono le manifestazioni della volontà popolare. Non più solo quando si manifesta attraverso petizioni, agitazioni, manifestazioni: anche quando assume gli aspetti formali, quali ad esempio le richieste di svolgere referendum (prima quello Greco sulle misure da tassa sul macinato imposta dall&#8217;Europa e dall&#8217;Europa bloccato; poi dalla bocciatura dei referendum elettorali da parte della Corte Costituzionale, bocciatura della quale si è saputo PRIMA che la decisione formale venisse assunta. Cioé si è trattato di una decisione derivata da considerazioni non attinenti all&#8217;attività propria a quella corte); oppure il non tenere in alcun conto l&#8217;esito di referendum appena svolti (acqua).<br />
Per quanto da sempre scettico dunque sulle istituzioni europee, questo scetticismo è mutato in aperta ripulsa dopo aver letto ieri su internet ciò che qui sotto riporto. Inutile dire che sul momento non ho creduto: ho dovuto ricredermi.<br />
<a href="http://danielebarbieri.files.wordpress.com/2012/01/eurogendfor.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7205" title="eurogendfor" src="http://danielebarbieri.files.wordpress.com/2012/01/eurogendfor.jpg?w=500" alt=""   /></a>La notizia comincia nel seguente modo: &#8220;Si chiama Eugendfor&#8221; e prosegue annuncioando l&#8217;imminente approvazione (riporto testualmente) &#8220;della proposta di legge di ratifica del trattato, datato 18 ottobre 2007, che istituisce questa strana gendarmeria: una forza militare sub-europea indipendente.&#8221;<br />
Su un diverso sito (<a href="http://www.senzasoste.it/istituzioni-totali/eurogendfor-la-nuova-polizia-europea-con-poteri-illimitati">http://www.senzasoste.it/istituzioni-totali/eurogendfor-la-nuova-polizia-europea-con-poteri-illimitati </a>) leggo invece che la proposta è stata approvata (14 maggio 2010). Praticamente all&#8217;unanimità. Senza che alla circostanza sia data alcun rilievo da parte dei mass media, nonostante la gravità del provvedimento (sottolineo: votato da tutti, escluso un astenuto alla camera e nessuno al senato).<br />
La nuova norma è grave sotto due aspetti:</p>
<p>perché affida al controllo di una potenza straniera (non l&#8217;Europa: gli USA) forze militari alle quali la legge attribuisce esplicitamente anche compiti di polizia</p>
<p>perché questo nuovo corpo risponde solo all&#8217;Esecutivo, scavalcando magistratura e parlamento.</p>
<p>Ecco i poteri di cui gode:</p>
<p>a) la Gendarmeria europea assume tutte le funzioni delle normali forze dell’ordine (carabinieri e polizia), indagini e arresti compresi;</p>
<p>b) la Nato, cioè gli Stati Uniti, avranno voce in capitolo nella sua gestione operativa;</p>
<p>c) il nuovo corpo risponde esclusivamente a un comitato interministeriale, composto dai ministri degli Esteri e della Difesa dei paesi firmatari.</p>
<p>d) la totale immunità del nuovo corpo: 1) inviolabili locali, beni e archivi (art. 21 e 22); 2) le comunicazioni non possono essere intercettate (art. 23); 3) i danni a proprietà o persone non possono essere indennizzati (art. 28); 4) i gendarmi non possono essere messi sotto inchiesta dalla giustizia dei paesi ospitanti (art. 29).</p>
<p>Mi chiedo, per chiederlo a tutti: che fine ha fatto lo stato di diritto?<br />
C&#8217;è differenza nella gestione dell&#8217;ordine pubblico tra uno Stato di Polizia dichiarato e questo strano Stato di Democrazia del Manganello che aspira a diventarlo?<br />
No, perché già lo è, in pratica.<br />
Mam</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/danielebarbieri.wordpress.com/7203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/danielebarbieri.wordpress.com/7203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/danielebarbieri.wordpress.com/7203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/danielebarbieri.wordpress.com/7203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/danielebarbieri.wordpress.com/7203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/danielebarbieri.wordpress.com/7203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/danielebarbieri.wordpress.com/7203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/danielebarbieri.wordpress.com/7203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/danielebarbieri.wordpress.com/7203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/danielebarbieri.wordpress.com/7203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/danielebarbieri.wordpress.com/7203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/danielebarbieri.wordpress.com/7203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/danielebarbieri.wordpress.com/7203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/danielebarbieri.wordpress.com/7203/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=danielebarbieri.wordpress.com&amp;blog=2198984&amp;post=7203&amp;subd=danielebarbieri&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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