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Posts Tagged ‘Giorgio Gaber’

di Giovanna De Carli (*)


Tu mi ami così profondamente
che in superficie non si vede niente

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Io in fotografia vengo male (altro…)

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Muore Jacques Brel

di Giorgio Chelidonio (*)   (altro…)

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recensione a «Dio, tu e le rose» ovvero «Il tema religioso nella musica pop italiana: da Nilla Pizzi a Capossela» di Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini: Il margine editore (368 pagine per 18 euri).   (altro…)

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Dopo un mese di «scor-date» le riflessioni e critiche di Nevio Mini seguite da qualche stramberia, proposte e storielle di db (altro…)

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Come e perchè distruggere la scuola pubblica, una profezia di Calamandrei

di Daniela Pia (*) (altro…)

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Cosa poter dire ancora su Giorgio Gaber, dopo che i mezzi di informazione hanno fatto a gara nel riproporci ogni sua opera, ogni dettaglio, proponendoci caleidoscopi di canzoni e interviste e apporti biografici e quadretti familiari: che si può dire di più? gaber

Certo anche nelle rassegne più complete vi è sempre un non detto, perché quando un’anima è grande è fatta per sfuggirci, per non farsi mettere a terra, per continuare a volare: è un uccello che non si posa mai, perché se lo facesse si esporrebbe al cacciatore. (altro…)

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di Monica Lanfranco *

Non le ho mai viste di persona, solo fugacemente in immagini dalla tv o da foto sui giornali ma so che ci sono ancora le macerie abbandonate di vari disastri detti naturali (altro…)

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Db sono io, Asea è «amico saggio e arrabbiato» (intendo: arrabbiato con me) che preferisce restare anonimo.

Un titolo (lungo e quasi gucciniano) a questo post potrebbe essere:«Io razzista? Io confuso? Chissà. Ma io censore spero mai, neanche degli errori miei».

Ultima premessa. «Chiedo scusa se vi parlo di Maria» (con la i, non con la j) cantava Gaber e io chiedo scusa se parlo un po’ di me però la polemica mi sembra interessante nel merito (soprattutto) come nel metodo.

Mettetevi comode/i che parto dall’inizio. (altro…)

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ovvero: le relazioni trasformative nell’epoca della crisi infinita

di Gianluca Ricciato

In questa epoca, se un gruppo di persone si ritrova a compiere l’atto elementare del raccontare e del raccontarsi, corre il rischio di essere percepito immediatamente come un gruppo che sta facendo terapia, o eventualmente, che si sta dedicando al teatro.”

Questa è una riflessione (altro…)

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Stazione
Binario due della stazione di Brescia. Su un pilone due scritte (con grafie diverse) in successione. La prima: «Io, per fortuna o no, sono italiano. Giorgio Gaber». Sotto: «Io invece, per fortuna o no, non sono italiano ma kosovaro».

Ancora… Gaber
Letta (altro…)

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