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Posts contrassegnato dai tag ‘Space Opera’

di Erremme Dibbì (*)

Faster than light (più veloce della luce) e l’astronave passa nell’iperspazio. Lo scrittore ftl è Fredric Brown (1906-1972) e non perché abbia «inventato» l’iperspazio ma (more…)

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     (ma occhio anche ai due PS)

«Nessuno notò il masso». E’ l’inizio geniale – ma capirete perché solo a pagina 25 – del romanzo di John Scalzi appena tradotto da Benedetta Tavani per Gargoyle (316 pagine per 14.90 euri; l’edizione originale è del 2006).

Quasi subito ci vien detto che «esistono tre tipi di umani». Quelli non modificati il primo;  i soldati che «variano per forma e dimensione e sono tutti dello stesso colore: verde» il secondo. Sul terzo gruppo «circolano delle storie, si dice vengano creati dai morti, che il plasma germinale umano dei morti venga mescolato (more…)

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Ad agosto il blog ha un po’ riposato ma l’insonne lettore (di fantascienza e non) in me non ha avuto tregua.

Dalle parti della science fiction ho (more…)

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7. Accelerando nel nuovo millennio: una corsa contro il tempo
(autore: Giovanni De Matteo)

Voglio concludere questa panoramica – lacunosa, soggettiva, fortemente condizionata dal gusto personale di chi scrive – con una riflessione sul tempo.
Nel 1999 esce FlashForward (trad. Maurizio Nati, Fanucci, 2009). Tra i canadesi che si sono distinti negli ultimi anni, Robert J. Sawyer è senz’altro l’autore di punta: promotore del genere tout-court, esponente della fantascienza d’idee riconducibile agli insegnamenti di Isaac Asimov e Arthur C. Clarke, provvisto di un solido background scientifico,

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Negli ultimi giorni ho colmato una delle mie lacune (in genere tante ma in fantascienza pochine) incontrando quella che Giuseppe Lippi definisce “La regina della (nuova) space opera” ovvero Lois McMaster Bujold. Il suo “I due Vorkosigan” (del 1994, titolo originale “Mirror dance”, traduzione di Gianluigi Zuddas) numero 108 di Urania Collezione è in edicola per tutto il mese: 518 pagine per 5,90 euri.
In estrema sintesi: bel ritmo, bei personaggi, nessuna crepa o stagnazione ma (more…)

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«Il futuro era venuto e se n’era andato». Una frase che (more…)

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Luogo comune imperante nell’universo fantascientifico è il considerare la Space Opera un sottogenere, un qualcosa di elementare, forse persino semplicistico. Permettetemi di avanzare un’ipotesi controcorrente e su di essa iniziare il lavoro di analisi; di considerare cioè l’opposto: che la Space Opera (che in alcuni passi più avanti definisco Saga Spaziale),

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